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La Difesa

 

Sulla questione il presidente Zeppieri, il 2 marzo 1945, svolse una relazione nella Deputazione. Per lui erano inaccettabili i motivi politici del pronunciamento contro la Provincia: "la provincia di Littoria non solo allo stato attuale deve essere conservata nella sua attuale costituzione ma dovrebbe essere ampliata includendo vi vari comuni che per affinità di costumi, comunità di interessi e rapporti commerciali diretti gravitano unicamente verso l'Agro Pontino".

Il dibattito si accese come accadeva ogni volta che in Deputazione si discuteva su come ricostruire la società civile che rutti volevano più giusta e libera. Ma era difficile dimenticare il retaggio di Littoria. Impossibile dimenticare il passato. La liquidazione della Provincia fu posta come una pregiudiziale per la ripresa democratica "da alcuni gruppi politici dei comuni della provincia per il fatto che la stessa è stata creata e voluta dal fascismo".

Per il presidente Leone Zeppieri era un errore. Littoria era meglio collegata con i Comuni della circoscrizione, e, tra i grandi centri del Lazio, era il meno danneggiato dalla guerra; "senza parlare della volontà della maggioranza della popolazione non rappresentata certamente da questi gruppi politici, la quale è contraria per molteplici motivi alla soppressione della Provincia".

Alcuni gruppi politici dei Comuni pontini avevano organizzato un congresso provinciale "per dare inizio ad una procedura che dovrebbe determinare la soppressione della provincia di Littoria". Il presidente Zeppieri, analizzando il programma dell'eterogeneo fronte del no a Littoria, ne illustrò i punti deboli. Disse che, tutte le rivendicazioni che invocavano la soppressione della Provincia, si sarebbero risolte a danno di tutti o buona parte dei Comuni, "in quanto non sarebbe agevole per la popolazione della provincia, data !'insufficienza dei mezzi di trasporto, recarsi a quel capoluogo, certamente più lontano di Littoria, che assorbirebbe nella ma circoscrizione i comuni di questa provincia con i suoi relativi uffici provinciali". Al loro progetto, si opponevano:

  • lo stralcio o il trasferimento dei documenti dei vari uffici che, "dispersi o semidistrutti dagli avvenimenti bellici", erano in corso di essere riordinati e ricostruiti;
  • la volontà della maggioranza della popolazione, "non rappresentata certamente da questi gruppi politici, la quale è contraria per moltplici motivi alla soppressione della provincia";
  • la circostanza che il comune di Littoria, "per quanto riguarda gli stabili degli edifici pubblici" era il meno danneggiato "fra i centri più grandi del Lazio".

La Deputazione provinciale condivise la posizione del presidente dandogli "tutto il suo appoggio", perché la provincia di Littoria non venisse soppressa, e gli conferì il mandato di intervenire presso i competenti ministeri "affinché vengano vagliati tutti quegli elementi che depongono in favore del mantenimento della provincia".