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Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne


Incontro dei partecipanti all'evento

Le innovazioni normative introdotte negli ultimi mesi sul nuovo DDL Femminicidio e sulla modifica dell'art. 609-bis c.p., condivise all'unanimità rappresentano un segnale importante: il Paese sta maturando una consapevolezza collettiva sulla gravità del fenomeno e sull'urgenza di rafforzare gli strumenti di prevenzione, protezione ed empowerment femminile, dimostrando che la violenza sulle donne non è - e non deve mai diventare - terreno di scontro ideologico, ma ambito di responsabilità comune.

Mentre si potenziano gli strumenti di tutela, emerge un elemento su cui occorre riflettere: il rischio di una progressiva decostruzione dell'identità femminile e delle sue specificità, comprese quelle legate alla maternità, alla cura e ai percorsi di vita liberamente scelti da molte donne. Empowerment , ma senza cancellare ciò che caratterizza la donna nella sua complessità.

 
Drappo rosso adagiato su sedia e paio di scarpe rosse

L'empowerment femminile è indispensabile: significa libertà economica, autonomia nelle scelte, pari accesso alle opportunità e possibilità di sottrarsi a dinamiche di potere o controllo. Non implica, però, l'uniformazione dei modelli di vita né la neutralizzazione delle identità individuali; né tantomeno può ignorare che molte violenze si consumano proprio quando una donna rivendica la propria identità, i propri ruoli o i propri spazi, anche familiari. Le pari opportunità richiedono libertà di scelta, non l'appiattimento delle differenze. Il primo luogo dell'educazione è la famiglia.

È giusto investire nelle scuole e nella formazione degli operatori, ma non si può dimenticare una verità semplice: la prima forma di educazione avviene nel contesto familiare, dove i giovani imparano il rispetto, la gestione del conflitto, la relazione con l'altro e la percezione del ruolo della donna.

Se un ragazzo cresce in un ambiente dove la donna è svalutata controllata, il lavoro delle Istituzioni arriva quando il danno culturale è già stato compiuto; lo stesso vale per una bambina che ha come modello una madre fragile o non tutelata.

 

Per questo è necessario sostenere e responsabilizzare le famiglie, valorizzare i modelli educativi positivi e promuovere un clima in cui il rispetto reciproco della persona in quanto tale, sia un valore quotidiano. Nel dibattito pubblico, spesso polarizzato, è fondamentale evitare derive ideologiche o fanatistiche che generano confusione e divisioni. Educare al rispetto non significa annullare le differenze né imporre visioni rigide: l'obiettivo deve essere chiaro e condiviso, contrastare gli stereotipi violenti, rafforzare l'autonomia femminile, riconoscere il valore delle differenze, promuovere relazioni sane e responsabilirispettare la persona.

Una tutela efficace nasce da un equilibrio tra libertà, identità, responsabilità e radicamento nei valori comunitari. La Consigliera di Parità vigila sulle forme di discriminazione lavorativa che colpiscono molte donne, nel nostro territorio, si è espressa soprattutto in materia di maternità: congedi parentali, pressioni economiche, molestie, ostacoli di carriera, mobbing e demansionamenti. Queste dinamiche non sono separate dalla violenza di genere, ma ne costituiscono spesso una componente economica e professionale, perché la perdita di autonomia rende le donne più vulnerabili anche nella vita privata. Garantire lavoro stabile e dignitoso è quindi una misura fondamentale di prevenzione.

Un momento di riflessione con Comitato Italiano Femminile di Latina davanti alla panchina rossa donata dall'associazione al Comune di Latina nel 2018


Il contrasto al fenomeno della violenza, infine, richiede una formazione obbligatoria, uniforme e specialistica per forze dell'ordine, magistrati, sanitari e servizi sociali, affinché possano riconoscere i "reati sentinella" e intervenire tempestivamente. Nonostante gli strumenti normativi esistano, l'applicazione è ancora frammentata e indebolita da carenze di formazione e organico.


La Legge 168/2023 e l'Osservatorio del Ministero della Giustizia indicano la direzione, ma occorre renderne operative e monitorabili le misure. Ugualmente importante è la formazione degli operatori educativi, per individuare la violenza assistita, prevenire linguaggi e relazioni tossiche tra adolescenti e promuovere una cultura del consenso anche nel digitale; serve un investimento stabile, non iniziative episodiche perché per fermare il fenomeno alla radice dobbiamo intervenire anche dove la cultura continua a plasmarsi. Per un sistema efficace serve una rete istituzionale solida e coordinata, ma anche la responsabilità dei cittadini, cui la legge riconosce la possibilità di segnalare situazioni a rischio. Contrastare la violenza di genere è una responsabilità collettiva che richiede competenza, concretezza e rispetto della realtà social. È un impegno che riguarda la vita e la libertà di ciascuna di noi.