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Il Valico di Itri: la sincronia tra ingegneria e natura

Quello delle Gole di Itri è uno dei tratti più suggestivi e ingegneristicamente complessi della Via Appia. Questo tratto, recuperato negli anni Novanta e inserito nel Parco archeologico della Valle di S. Andrea, si snoda tra i Monti Aurunci, mettendo in mostra le grandiose opere  romane in perfetta sintonia con la natura che le circonda, opere avviate nel 312 a.C. e soggette nei secoli antichi a numerosi  "ammodernamenti" effettuati riutilizzando i materiali antichi di costruzione.
La strada è un eccezionale esempio di ingegneria stradale romana, con chilometri di lastricato in basalto vulcanico (voluto dall'imperatore Caracalla nel 216 d.C), miliari, ponti, e imponenti tagli rupestri alti fino a 6 metri. Sul lato opposto dei tagli, la via è sostenuta da grandiosi terrazzamenti in opera poligonale e quadrata, che raggiungono altezze tra i 9 e i 14 metri. Il colpo d'occhio è impressionante se pensiamo  che la pendenza della strada arriva anche al 9,8% nei punti più ripidi.
La varietà delle tecniche costruttive testimonia i numerosi restauri e potenziamenti che la Via Appia subì dal IV secolo a.C. al tardo impero.
Il piano stradale originale era largo 4,2 metri, l'aggiunta di marciapiedi laterali in breccia e parapetti in opera quadrata fanno si che la strada raggiunga la larghezza complessiva di 8-9 metri.
La valenza di questo tratto della Via Appia è tutelata dal parco archeologico: qui troviamo strati di storia vera che l'ente valorizza mettendo in risalto anche i tratti medievali, rinascimentali e moderni, che hanno mantenuto la via efficiente nel corso dei secoli.
Poco prima del Forte S. Andrea, la via presentava un'area di sosta per viandanti e mezzi, dotata di un terrazzamento, un taglio nella roccia e una cisterna in opera reticolata, affiancata da una "caupona" (una sorta di osteria/bar). Il Forte S. Andrea, è stato teste di avvenimenti  secolari dal Medioevo all'Unità d'Italia, e fu costruito sopra un colossale santuario romano dedicato al dio Apollo. Questo complesso lungo 205 metri e largo 70, si sviluppava su ben tredici grandi terrazzamenti (alti da 5 a 14 metri) in opera poligonale e rivestiva un importante ruolo a livello idraulico: all'interno dei terrazzamenti vi erano cisterne rettangolari con volte, rivestite di intonaco idraulico e dotate di pozzi e finestrelle per l'acqua. Si stima avessero una capacità di raccolta di circa 2700 metri cubi d'acqua, fornita non solo da quella pluviale ma anche da un acquedotto laterale alla via.
Del tempio, che si presume sia stato ricostruito da Caracalla, oggi rimangono pochi resti, ma la popolarità del Forte S. Andrea è accresciuta da leggende locali, come quella che attribuisce la sua costruzione al bandito Frà Diavolo.