
La Via Appia prosegue il suo tragitto pontino attraversando l'antica città di Tarracina e la sua serie di ben conservate testimonianze storiche. In questo tratto è tangibile l'interconnessione tra strada e città sin dai suoi albori: l'Appia è motore di civiltà.
Dopo aver aggirato Monte Leano, il sito si estende per 2,6 km attraverso la piana di Terracina, seguendo per 20 "actus" l'antica divisione agraria romana.
Occupata inizialmente dai Volsci, Tarracina entrò nell'orbita romana nel V secolo a.C., diventando una colonia nel 329 a.C. con il nome di "Colonia Anxurnas". Il passaggio della Via Appia, che fungeva da decumano massimo, e lo sfruttamento agricolo favorirono una notevole crescita della città.
Entrando in città da Porta Romana, la Via Appia prosegue, a tratti ben visibile, lungo l'attuale Corso Anita Garibaldi, raggiungendo Porta Maior (Porta Maggio), affiancata da due torri quadrangolari. All'interno delle possenti mura, attraversava la città fino all'area del foro, dove si conserva parte della pavimentazione originale (fine I secolo a.C.) con l'iscrizione dedicatoria di Aulus Aemilius, il magistrato che promosse la ricostruzione del Foro Emiliano - oggi Piazza Municipio - e dell'adiacente teatro romano, che sfruttava le pendici della collina. Nella piazza si trova poi il Duomo (Cattedrale di S. Cesario), edificato sui resti di un tempio maggiore, forse dedicato a Roma e Augusto.
Lungo il tratto urbano vi sono poi altri importanti reperti quali un tempio a tre celle (il Capitolium) e la Domus di via Santi Quattro con i suoi splendidi mosaici. L'ingresso alla piazza forense era monumentalizzato da due archi onorari, uno inglobato nel medievale Palazzo Venditti e l'altro è un grande arco quadrifronte.
Uscendo dalla città verso est, la Via Appia conduce a importanti strutture come la cisterna di Sulplicio Galba nota come "Grotte di Cesare" e un sepolcro a edicola.
La maestosità delle opere romane culmina nell'imponente complesso del Santuario di Giove Anxur, che si affaccia sul mare grazie ad un terrazzamento artificiale della cima del monte S. Angelo.
Nell'area sono visitabili i resti del tempio maggiore e i suoi imponenti portici, e il tempio minore con le sue antiche pitture sacre (II sec. a.C. circa).
Proseguendo oltre il santuario, la Via Appia attraversa zone ricche di sepolcri, cisterne e ville monumentali, tra cui spiccano i resti di una grande villa attribuita all'imperatore Galba. Il percorso culmina nel passo di Lautule, teatro di un'antica battaglia, e prosegue verso la piana di Fondi, dove una grande Esedra Traianea celebra il congiungimento dell'"Appia Superiore" con l'"Appia Inferiore" voluta, assieme al porto, dall'Imperatore Traiano, cui tracciato richiese l'imponente taglio del Pisco Montano.